C’è un momento, in ogni viaggio che si rispetti, in cui tutto ha inizio. Per me, quel momento ha avuto il suono della matita e delle forbici che scivolano sulla carta e l’eco di risate condivise. Il mio primo giorno al corso di “modellistica e confezione su misura” non è stato solo l’inizio di una nuova avventura sartoriale, ma anche una strana alchimia di numeri, linee, vite che si intrecciano… e gonne, tante gonne.
Incontrare Paola: la maga dei cartamodelli
Appena entrato nella sala, ho conosciuto Paola. Un’insegnante con un’aura di sicurezza e un’eleganza che sembra fatta apposta per il mestiere. Professionista esperta, con una carriera brillante alle spalle, non perde tempo in inutili formalità: lei vuole insegnare davvero. Condivide trucchi pratici, quei segreti che non si trovano sui libri di scuola, con la disinvoltura di chi ha cucito più orli di quanti io abbia mai contato calorie. “Un cartamodello ben fatto è già metà dell’abito finito” — dice, con il tono di chi quella verità l’ha imparata con ago, filo e qualche notte insonne.
Compagne di corso e storie di vita
Non sono solo in questa avventura. Le mie due compagne di corso si rivelano fin da subito delle complici perfette. Tra un tratto di matita e una piega di carta, le chiacchiere volano leggere. Non parliamo solo di cucito: ci raccontiamo le nostre vite, le famiglie, i sogni nascosti. Come se tra noi fosse nata, all’istante, una piccola comunità. La passione per la creazione ci unisce, ma a tessere il vero legame sono le nostre storie personali. Ed è incredibile come un foglio di carta velina possa diventare il pretesto per confidarsi. Ma senza perdere troppo tempo perchè le cose da fare sono tantissime!
Tra linee rette e curve… il ritorno della trigonometria
Poi arriva il momento fatidico: progettare e disegnare il cartamodello. Linee rette, angoli, misure… ed ecco che la mia mente fa un salto indietro nel tempo. All’improvviso non sono più lì, con la matita a tracciare i contorni di una gonna, ma in un’aula della facoltà di Ingegneria, a Bologna. Matite tecniche, squadre, e quella dannata trigonometria che mi guardava minacciosa dai quaderni pieni di formule tanto incomprensibili quanto affascinanti
Mi rivedo lì, giovane e confuso, che cerco disperatamente di dare un senso a sin, cos e tangenti, chiedendomi quale stregoneria fosse mai quella. Ora, però, almeno c’è uno scopo più poetico: creare un abito. Anche se, lo ammetto, disegnare un angolo retto resta una sfida quasi quanto evitare di mangiare un’intera pagnotta di pane caldo.
Il risultato: un cartamodello su misura (per me!)
Alla fine, dopo ore volate via come se qualcuno avesse accorciato le lancette dell’orologio, stringo tra le mani il mio primo cartamodello. Un modello su misura, fatto sulle mie misure. Sì, perché non ho ancora avuto modo di prendere le misure di mia madre o delle amiche… quindi per ora, tutte le gonne saranno per me.
E sapete una cosa? Chi ha detto che le gonne sono solo per le donne? La moda è espressione, creatività pura, e lo stile non conosce confini di genere. Così, nella mia nuova collezione sartoriale, ci saranno gonne che parleranno di libertà, di arte e di tutto quello che voglio raccontare.
Ed ecco che, mentre ripongo il cartamodello con la cura che si riserva ai primi traguardi, capisco che questo viaggio è appena iniziato. Ago in una mano, forchetta nell’altra… e avanti tutta.
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